Star Citizen: Port Olisar il paradiso dei commerci di Crusader – Mini fanfiction, parte 3

Star Citizen: Port Olisar il paradiso dei commerci di Crusader – Mini fanfiction, parte 3

La tempesta di ghiaccio rinforzava sempre più sulla pallida superficie di Yela. I cristalli vorticavano a una tale velocità da formare un muro che rendeva quasi impossibile distinguere le sagome dell’avamposto e della navi stazionate là vicino.

Barf aveva concluso prima del previsto il proprio “lavoro infuocato”, tanto che ancora sentiva il rimorso di essersi sciolto da quel dolce abbraccio, ricordato dal profumo di lei. Però un lavoro pagato era un’attrattiva altrettanto allettante e per quello, seppur in ritardo, avrebbe raggiunto l’amico Matteum Primo. Da anni collaboravano insieme come mercenari e guardie del corpo, e avevano concordato di essere entrambi sempre rintracciabili tramite un radiofaro nascosto nella tuta. Lo stesso aggeggio lo stava guidando nell’avamposto sperduto su Yela dove si aspettava di trovare il solito pingue mercante intento a trattare per spuntare fino all’ultimo credito e Matteum che tratteneva a stento l’istinto di dirgliene quattro. Quello che tuttavia trovò furono dei lampi di luce che lasciavano poco alla fantasia: lì si stava combattendo.

<<Egar ci copre con la torretta della Starfarer. Corri Tals, torniamo dentro!>> disse Matteum uscendo dal Rover nel turbinio gelido di Yela. Il volume di fuoco si stava intensificando ma a causa della scarsa visibilità la maggior parte dei colpi si perdeva nel nulla, anche se un bagliore rossastro proveniva forse dell’avamposto. Il rumore era assordante: la torretta della Starfarer sembrare eruttare a intervalli regolari delle lance di fuoco, mentre la più potente Vanguard cercava di danzarle intorno con i motori a pieno regime per contrastare le correnti d’aria e rispondendo al fuoco. Matteum Primo e Tals divorarono a grandi balzi la rampa, il corridoio e la plancia per tuffarsi subito dopo ai controlli della Starfarer. Decollare sarebbe stato quasi un suicidio, ma la certezza l’avrebbero avuta rimanendo lì.

Una volta attivati tutti i sistemi, la guardia del corpo che aveva sperato di cavarsela con un incursione a sorpresa decise di dare man forte a Egar lasciando Tals nella postazione del pilota; *il commerciante sembrava aver trovato un po’ di coraggio o è la disperazione a guidarlo. Poco importa*, pensò in quel momento. Le torrette ventrali della Starfarer erano accessibili tramite il secondo livello e appena messe le mani sulla scala per raggiungerlo la Starfarer barcollò violentemente, tanto che alcune casse nell’area cargo si staccarono dai supporti rotolando qua e là. Alcune scintille sprizzarono dal quadro elettrico a poco centimetri della faccia del soldato, ma non sembrava esserci una breccia nello scafo: il turbinio della tempesta di ghiaccio si sentiva ancora ovattato. Un brivido percorse i propri pensieri, espressi a voce alta per la preoccupazione e concretizzati dallo spegnimento delle luci della nave: <<la Avenger Warlock ci sta attaccando con l’EMP…>>.

Un globo elettrico si stagliò chiaramente per pochi istanti in mezzo alle nubi. Barf riconobbe l’attacco EMP. La Raven, che guidava, aveva addirittura due dispositivi predisposti per disabilitare i circuiti elettrici e sfruttando l’elemento sorpresa si tuffò nel mezzo attivandolo a sua volta. Non seppe nei primi momenti cosa o chi avesse colpito, ma l’ala candida di quello che sembrava un caccia gli apparve in un attimo davanti agli occhi per poi perdersi nel nulla. Questo gli disse che aver fatto centro.

La battaglia riprese prima del previsto con il visibile attenuarsi della tempesta, la Starfarer ormai riattivata che riprendeva faticosamente la salita verso l’atmosfera sparando da due torrette e la Vanguard che copriva velocemente terreno con il chiaro intento di finirla. La decisione fu presa in un attimo. *Il primo EMP è ancora in ricarica, andiamo con il secondo e… cilecca. Cazzo*. Barf premette nuovamente il pulsante di accensione pochi istanti prima di superare la Vanguard, ma nulla: il gelo o i detriti dovevano aver fatto qualche danno. Virò rapidamente nell’atmosfera rarefatta del planetoide ghiacciato sfruttando la migliore aereodinamica della Raven e puntando contro la dropship meglio armata. I due Quarreller Laser Cannon montanti spararono all’impazzata colpendo il fianco della Vanguard e aprendo uno squarcio sulla fiancata di destra. Barf virò nuovamente per ripetere la manovra, ma il pilota della Vanguard aveva capito le sue intenzioni e stava puntando tutte le armi verso di lui. Il tempo sembrava essersi fermato. Il lampeggio della segnalazione dei missili in arrivo si attivò. La Vanguard proruppe con una singola scarica dalle sei bocche da fuoco, in contemporanea al lancio di diversi missili. Invece di virare Barf accelerò con l’intento di buttarsi contro la Vanguard…

Matteum vide la nave dell’amico esplodere in mille pezzi travolgendo il vascello pirata come una palla di fuoco. La Vanguard risorse da quell’intrico come una fenice vendicativa. Matteum si sentiva avvampare dalla rabbia, sparando con ancora più accanimento verso la nave nemica che sembrava reggere i colpi dei due piccoli Repeater size 2 della torretta. La potenza convogliata ai motori della Starfarer non riusciva a far funzionare i cooler della torretta con le bocche da fuoco ormai incandescenti.

A un tratto la torretta principale del colossale trasporto tacque, e per quello che poteva capire in quel momento concitato un colpo fortunato sembrava averla centrata, con un enorme laser M6 che vide precipitare subito dopo dalla fiancata. <<Siamo fottuti. Siamo fottuti! Bastardi!!!>> urlò Matteum Primo per la frustrazione continuando a sparare all’impazzata. Le bocche da fuoco si fusero per l’eccessivo calore e la guardia del corpo si abbandonò sul sedile della torretta rassegnandosi all’inevitabile.

Le due navi si lasciarono alle spalle l’atmosfera di Yela con una traccia di piccoli vortici composti dalle componenti collassate che formavano nello spazio figure geometriche assurde. Matteum si distaccò dalla realtà contemplando la bellezza dello spazio e del pianeta orami distante, con la tempesta di ghiaccio che prima gli aveva offerto riparo allontanarsi rapidamente nella parte oscura della luna di Crusader.

La nave pirata ora stava mirando ai motori della Starfarer con una ossessiva determinazione e tanto vicina che Matteum vide il riflesso della stella sul lunotto del cockpit. Una mano lo riscosse violentemente da quello stato di trance. Era Egar. <<Si muova da lì, per l’amor del Cielo! Andiamo via>>. Il mercenario si riscosse, seguendo con lenti movimenti di rassegnazione la figura del commerciante che credeva morto o schiacciato dai detriti della torretta principale. <<Dove vuole andare pezzo di idiota. Siamo fottuti, non lo vede>>, disse Primo con stanchezza. Un pugno lo raggiunse con forza sulla mascella squadrata cogliendolo di sorpresa. <<Si rialzi subito! Ai gusci di salvataggio. Forza!>> Nel mentre che scendevano la scala verso il cockpit e la salvezza delle capsule di salvataggio, Matteum vide nello schermo della nave alcuni numeri. Egar li lesse nel pensiero e rispose alla tacita domanda: <<stiamo sovraccaricando il Quantum Drive in modo che sembri che vogliamo saltare, ma all’ultimo salterà in aria l’intera nave investendo “probabilmente” quei bastardi>>.

Matteum Primo si sistemò nella capsula numero 4, vedendo il taciturno Tals nella 1 e lo stesso Egar nella 3 di fronte alla sua, poco prima di venire eiettato nello spazio. Le capsule in parte create con spessa plastica trasparente Xi’an, molto diffusa nelle astronavi più importanti del ‘Verse, permisero ai tre di vedere la Starfarer esplodere con una sfumatura bluastra e la Vanguard venire investita in pieno perdendo quasi interamente la fiancata destra compresa di motore.

La carcassa della Vanguard pirata venne attratta dalla forza di gravità di Yela che seppur scarsa sembrava voler attirare nuovamente a sé la pesante massa di metallo, anche complice il fatto che la nave era schiacciata da una parte della Starfarer esplosa. Le capsule di salvataggio si ritrovarono invischiate nel turbinio di detriti lasciati dal precedente attraversamento dell’atmosfera. Un urto violento colpì quella di Matteum Primo facendo perdere l’assetto ottimale e iniziando una rovinosa discesa su Yela.

*Cos’è? Lasciatemi respirare!?* <<Coff coff. Ma che… Lasciatemi!>> Il mercenario tentò di aprire gli occhi scorgendo soltanto una indefinita macchia nera. Il primo pensiero fu quello di essere nello spazio profondo al di fuori della capsula di salvataggio, ma come sarebbe potuto sopravvivere all’assenza di ossigeno? No, era qualcosa di fisico, qualcosa che gli strozzava il respiro. Dolori lancinanti a diverse parti del corpo lo svegliarono tutto d’un colpo, ricordandogli tuttavia che era vivo… forse. Con un motto di stizza Matteum si portò la mano al volto togliendo quello che sembrava un pezzo di navicella o di carta. <<Ma che caz…>> Mise finalmente a fuoco scorgendo sullo sfondo la capsula della Starfarer e un mucchio di detriti a poco distanza, il proprio corpo disteso su un cumulo di neve e un volantino in mano con la scritta “Port Olisar il paradiso dei commerci di Crusader”. <<Che giornata di merda>> disse tra sé, mentre alcune voci familiari lo chiamavano da lontano.

FINE.

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