Wyrd Prime’s Journey: Alla deriva – Parte 2 (ep. 6)

Wyrd Prime’s Journey: Alla deriva – Parte 2 (ep. 6)

*Cos’è…? C’è qualcosa di diverso… Un… suono. Una voce?! Lehna, Jeff sono qui, sono qui!*

A poco a poco presi coscienza, percependo quello che sembrava il richiamo di una voce umana. Cercai di aprire le palpebre che sembravano pesanti come macigni, provando al contempo a muovermi, ma il corpo non rispondeva, né alcun suono usciva dalla fila di denti che tenevo serrati per lo sforzo di scrollarmi di dosso questa oppressione.

Una risata! Questa volta più chiara e inconfondibile rispetto a prima, ma sembrava essere scaturita da un’altra voce… Finalmente riuscii a tenere gli occhi socchiusi: all’inizio l’immagine era sfocata e regnava l’oscurità. Poi vidi il profilo di una qualche apertura davanti a me, forse una porta, e poi di una sedia, o uno sgabello. Ora un armadio poco a sinistra e un mucchio di cianfrusaglie sparse qua e là all’interno di quella che sembrava la stanza di un magazzino… Ero nel vecchio arsenale di George Prime? <<Jeff, Jeff dove sei?!>> dissi con un filo di voce, completamente opposto al mio stato d’animo che esplodeva dalla voglia di rivedere quel volto tanto familiare.
<<La nuova collezione di Go’sk è qui! La migliorie, la più economica, non troverete una giacca più graziosa in fibra di carbonio e tessuto sintetico nell’intero quadrante! Prendete i volantini con il 5 per cento di sconto!>> disse una squillante voce femminile.
<<Nah, non devi andare con la nave da trasporto non possiamo rischiare…>> udii quasi d’un soffio, poco dopo.
<<Volantini, volantini!>>
<<Levati, fammi passare!>>
<<Polpette, calamari, cosce di Tskar fritte!>> e ancora un caleidoscopio di voci e suoni che provenivano da un punto preciso della stanza che ora mi appariva chiaro: una lunga e stretta finestra, come quelle di un seminterrato. Alcuni vetri erano rotti e lasciavano passare le parole di quella che sembrava una folla in movimento. Ma non solo: anche un sentore di cibo aleggiava ora nell’aria e il desiderio di scoprire cosa accadesse, insieme a un’improvvisa fame, mi spinsero ad alzarmi.

Prima però dovetti staccare dal braccio destro una sorta di ago attaccato a una sacca con del liquido incolore *cosa ci faccio con questo coso attaccato al braccio?* pensai, e posati i piedi sul pavimento, mi sollevai a fatica arrivando quasi barcollando alla porta, e una volta raggiunta, questa, si aprì automaticamente, il che mi permise di vedere una scala che portava verso l’alto.
*Dunque sono veramente in un seminterrato, ma non ho mai sentito che ce ne fosse uno nell’arsenale…* Diverse incongruenze avrebbero dovuto farmi capire che la situazione reale non era quella che io volevo (o che forse speravo ardentemente che lo fosse nel mio cuore); un nuovo senso di oppressione mi pervase, ma non per mancanza d’aria, piuttosto era una nuova sensazione, quasi simile a quella che si prova al risveglio di un insensato incubo.

Mi aggrappai al corrimano della scala e gradino dopo gradino guadagnai un’altra porta, che tuttavia non si aprì in automatico come la precedente. La studiai nella penombra. Sembrava vecchia, inutilizzata da tempo anche se un fascio di luce percorreva tre dei quattro lati che la incorniciavano alla parete: quindi doveva scorrere in qualche modo. Il primo istinto fu di scardinarla con qualcosa, ma la debolezza si faceva sentire, così come il brontolio sempre più insistente del mio stomaco, e rifare le scale non sembrava la migliore delle idee. Incominciai a picchiettare i bordi in cerca di qualche pulsante. Arrivato a ispezionare il lato più alto della porta toccai quella che sembrava una piccola sporgenza; con un gran clangore che avrebbe destato anche un sordo, la porta si aprì a poco a poco cigolando, mi investì un fascio di luce accecante, gli odori e i suoni poco prima avvertiti moltiplicati cento volte… e, anche, una montagna di pezzi di carta.

 

     <<Viscido bastardo, come vanno gli affari?! Mi rivolgo sempre al miglior mercante dietro alla Torre eh?>>
<<Non c’è male Val, anche se i soldi non bastano mai!>> rispose un ometto grassoccio, ma con occhi color nocciola che a volte sembrava che potessero leggerti nel pensiero, proseguendo subito dopo: <<e cosa porta il capo ingegnere di quella catapecchia che la grande Gorfa chiama nave, nella mia modesta bottega?>>
<<Primo ufficiale vorreste dire, caro Stingy. Il precedente si è beccato una pallottola vogante in pieno petto vicino agli asteroidi della fascia esterna del sistema: alcune guardie non erano troppo contente che gli avessimo appena soffiato da sotto il naso il prezioso carico di minerali>> il primo ufficiale della Gorfa’s Destroyer sfoggiò quasi contemporaneamente alle proprie vanterie il più carismatico sorriso che gli riuscisse, dal belloccio quale si credeva (e anche dal fatto di aver avuto un bel nutrito numero di conquiste femminili) e ben sapendo i gusti un po’ ambigui del proprio interlocutore.
Cos’altro avrebbe potuto fare? Odiava girare troppo a lungo attorno a un problema, e lui ne aveva proprio uno grosso: bisognava far passare dalla dogana il carico di minerali appena rubati alla neonata UPE, per poi nasconderli in un luogo sicuro sul pianeta, in attesa di un compratore, ma per questo bisognava oliare ed ungere i giusti ingranaggi e colui che si faceva chiamare Stingy era uno di questi.
<<Le mie congratulazioni Val!!! Quel pezzo di merda non sapeva proprio trattare con persone di un certo prestigio, era buono solo a strillare ordini…>>
<<Già già, è proprio così…>> annui Val, aggiungendo in un soffio: <<bene veniamo agli affari: il carico è ormeggiato al solito posto. Non possiamo utilizzare la navetta da trasporto che ci viene offerta dai cari doganieri, perché il nostro precedente contatto ha chiesto molto di più per questa “transazione”. Visto che qualche chiaccherone gli avrà detto che si tratta di prezioso minerale proveniente dagli asteroidi dopo Pike…>>
<<Ho sentito che c’è gran fermento da quelle parti, chissà cosa hanno scoperto quei zotici in uniforme della “United Planets of Earth”; che nome pomposo, ehhh?!>> disse mellifluamente il grasso mercante.
*Non pensare che tale informazione non abbia un prezzo, grassone* pensò Val ignorando la domanda e proseguendo: <<…Quindi ci serve un nuovo trasporto e qualcuno di fidato che ci aiuti a nascondere la merce. Ovviamente avrete un lauto compenso per i vostri servigi e per il tempo perso lontano dalla vostra, così… ben arredata bottega>>
*Bamboccio arrogante, “così ben arredata bottega” tsk…* pensò Stingy facendo una ben congeniata pausa che lasciava intendere una valutazione dell’offerta. Ma ben altre erano le sue intenzioni: alcuni agenti dell’UPE era da giorni nel retrobottega pronti ad intervenire nel caso si fosse presentata l’occasione; Stingy era famoso e rispettato da entrambi le parti e non si faceva scrupolo a servirsi prima di una e poi dell’altra.
<<Bene Val>> affermò con un grugnito, <<lascia che chiami un paio di “amici” e ti farò sapere nel girò di pochi minuti. Intanto fai come se fossi a casa tua!>> Il grassone nella sua ampia e ricca veste, che appariva quasi grottesca in quella malandata bottega, premette un bottone sotto al banco e varcò un’apertura fino a prima nascosta nel muro poco a destra. Lo strascichio dei piedi e della veste sul pavimento si perse subito dopo, e scomparve completamente con la chiusura della porta segreta.

Gorfa l’aveva messo in guardia con il suo solito fare rude e sbrigativo, anche se sotto sotto era una gran donna tutta d’un pezzo, con un fisico scolpito che avrebbe fatto sfigurare la maggior parte degli uomini, e mani quasi sempre sporche di grasso sintetico per la continua manutenzione del motore della propria nave che non lasciava svolgere a nessun’altro della ciurma. Anche come capitano non era male, o almeno Val ne aveva incontrati di peggiori nella sua carriera di contrabbandiere e pirata: <<non fidarti di quel bastardo, potrebbe avvelenare il suo stesso cibo per farti ammazzare e guadagnare una manciata di crediti>> gli aveva sbraitato puntandogli addosso una chiave inglese, prima di utilizzarla per stringere una valvola del motore della Gorfa’s Destroyer.
Val si avvicinò alle vetrate della bottega scrutando il via vai di persone, da uomini in affari, agli ultimi disperati che si accalcavano qua e là nei bordi della grande via. A un certo punto qualcosa catturò il suo sguardo: gli era parso che qualcuno lo fissasse per un attimo… Aguzzò la vista e vide che oltre alla gente che attraversava la via per andare chissà dove, c’era un gruppetto che confabulava animatamente lanciando qualche volta delle occhiate di sottecchi dov’era lui. *Qui c’è qualcosa che puzza e non è questo schifo di posto* pensò Val.

La conferma che c’era qualcosa sotto arrivò con l’ingresso da un vicoletto secondario di una pattuglia della UPE con tanto di armi spianate; non perse tempo, uscì con noncuranza dalla bottega e cercò di mischiarsi tra la folla, per ritornare sui propri passi e alla Gorfa’s Destroyer. Tuttavia il camuffamento duro poco, perché uno del gruppetto, un bestione che spiccava in altezza di almeno una spanna rispetto agli altri, lo indico e fece un segno concitato alla pattuglia di acciuffarlo. Val si fece prendere momentaneamente dal panico e invece di buttarsi in uno dei tanti vicoli secondari, come un’animale braccato si precipitò verso la direzione che lo avrebbe condotto alla propria tana: spintonò la folla e si fece largo puntando la pistola contro chiunque tentasse di arrestare la propria disperata corsa; con la coda dell’occhio guardò dietro di sé e vide che la pattuglia della UPE stava per scaricargli una pioggia di proiettili, in quel medesimo istante colpì qualcuno o qualcosa, venendo ricoperto da una marea di volantini, fissando pochi istanti dopo, nel mentre che riprendeva l’equilibrio, un ragazzetto tutto smunto che aveva la medesima espressione di stupore stampa in faccia. Si riprese e questa volta imbucò il vicolo accanto a tutta velocità…

Wyrd Prime’s Journey continua… [puntata precedente]

 

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